Gli
statuti di Frerola dell’anno 1553
di Tarcisio Bottani
Affatto dimenticato
fino a pochi anni fa, il codice degli statuti di Frerola dell’anno 1553
è stato citato per la prima volta da Mariarosa Cortesi nell’ambito
della mostra e del convegno sul tema “Statuti rurali e statuti di Valle,
la provincia di Bergamo nei secoli XIII-XVIII”, svoltisi a Bergamo nel
1983-84 per iniziativa dell’Amministrazione Provinciale. |
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Il documento è
conservato nell’Archivio comunale di Algua,
sotto la cui giurisdizione rientra attualmente la contrada, e consiste
in un fascicolo di otto fogli di pergamena contenente la trascrizione in
bella copia, in lingua italiana, delle norme statutarie approvate dall’assemblea
dei capifamiglia di Frerola, alla presenza del notaio Giacomo Giorgio Tiraboschi
di Serina. L’imbreviatura dell’atto, che registra le fasi di approvazione
degli statuti, fa parte del repertorio del notaio stesso, conservato nell’Archivio
di Stato di Bergamo, “Fondo Notarile”, cart. 1609.
L’atto fu rogato
il 19 marzo 1553 “in loco de Frerola, super campo sancto ecclesiae S.Jo.Baptistae,
presentibus testibus (segue l’elencazione dei testi), in publico generali
consilio congregationis hominum et vicinoruum comunis de Frerola. L’approvazione
degli statuti segue di tre anni la costituzione di Frerola in comune autonomo.
Nel 1550, infatti, il paese si era staccato, assieme a Pagliaro, dal comune
di Serina e aveva deciso di reggersi in proprio. Le motivazioni del distacco,
indicate nell’atto di separazione rogato a Serina il 27 gennaio di quell’anno,
ancora dal notaio Tiraboschi, erano di natura economica e fiscale, derivando
da insanabili contrasti sorti in sede di revisione degli estimi.
Come viene precisato
nell’atto di approvazione, gli statuti rinviano per le norme generali in
materia civile e penale alle disposizioni degli Statuti della Valle Brembana
Superiore dell’anno 1468 e limitano il proprio campo di applicazione a
specifici aspetti economici, legati in particolare alla formulazione dell’estimo
e al ruolo dei sindaci e del console. La materia dell’estimo era assai
controversa,
dal momento che era stata alla base della stessa separazione di Frerola
da Serina e gli statuti la risolvono disponendo che, in via provvisoria
e per la durata di quattro anni, vada rispettato l’estimo stabilito a Venezia
dai rappresentanti del comune, senza ammettere nessuna opposizione. Scaduto
tale periodo, l’estimo sarà riformato da una commissione composta
da otto delegati, quattro eletti tra i capifamiglia di Frerola e quattro
tra i cittadini emigrati a Venezia, e così di quattro anni in quattro
anni.
Passando alle cariche
pubbliche, gli statuti dispongono l’elezione a cadenza annuale di quattro
sindaci, due tra i capifamiglia di Frerola e due tra quelli residenti a
Venezia. Essi dovranno giurare di comportarsi con assoluta moralità
e di non commettere frodi nel governo del paese, impegnandosi ad agire
in buon accordo, nel comune interesse, imponendo le tasse indispensabili
e adottando tutti gli altri provvedimenti necessari. Maggiore spazio viene
dedicato al console, che sarà eletto ogni anno nel mese di gennaio,
previo pubblico incanto della carica, da assegnarsi a chi l’accetterà
con il minore salario.
Tra i compiti del
console, riscuotere le tasse e pagare i creditori, badando a mantenere
attivo il bilancio comunale; garantire l’ordine pubblico e la sicurezza
dei cittadini, intervenendo in caso di risse e reati; intervenire a proprie
spese alle riunioni del Consiglio di Valle a Serina e dovunque sarà
necessaria la sua presenza; comandare una persona per famiglia, di età
superiore ai quindici anni, per mantenere in ordine le strade. Multe severe
sono previste per il console che rinuncerà al suo mandato.
Gli statuti si chiudono
con la regolamentazione del pubblico incanto per la riscossione del dazio
del pane e del vino venduti al minuto, rinviando per i dettagli a quanto
in uso nel comune di Serina.
Come si vede, la
materia trattata è alquanto limitata, proprio perché la vita
del paese e dell’intera Valle
Serina era regolata dagli statuti superiori della Valle, che comprendevano
norme dettagliate per tutti gli aspetti dell’attività amministrativa
e per la materia civile e criminale.
Tratto
dai Quaderni Brembani 2002
Centro
storico Culturale della Valle Brembana - www.culturabrembana.com
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