Margherita
Ferrari, una zognese scomoda
di don Giulio Gabanelli
Margherita era la
vecchia tabaccaia del centro, piccoletta ma vispa furba
come una donnola
che ha dettato legge dal suo banco di vendita
per almeno sessant'anni
e per altri venti ancora come pensionata sulla
soglia di casa,
lungo le vie del paese e nei negozi dove al seguito di una
sua fedelissima
cagnetta bastarda trovatella si avventurava, essendo
divenuta quasi cieca,
per effettuare le sue minuscole spese quotidiane.
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È morta quasi
centenaria (il 13/ 11 / 1978) al ricovero di Zogno che lei aveva aborrito
ritenendolo una grave calamità da scongiurare ma che purtroppo,
suo malgrado, ha avuto in sorte. Ancora in tenera età era stata
travolta in un pauroso incidente stradale. Venne falciata infatti lungo
la strada di fronte a casa sua dal carro trainato da un cavallo imbizzarrito.
Sua madre, mentre assisteva terrorizzata al fattaccio dalla soglia della
sua abitazione, invocò l’aiuto della Madonna che intervenne a salvarla
miracolosamente.
Il nostro rinomato
pittore Andrea Baronchelli eseguì il quadro della grazia ricevuta
facendo rivivere la scena tragica in cui ritrasse la Beata Vergine Maria
in atto d'abbattersi come aquila sul corpicciolo della fanciulla che riporta
in salvo estraendolo fulmineamente dal groviglio di un carro sfasciato,
a ridosso del suo cavallo inferocito, rovesciatosi sulla strada. In seguito
a quella avventura la Margherita aveva riportato delle sinistre conseguenze
che si ripercuoteranno irrimediabilmente sulla sua malferma salute. Portò
con sé l'incubo di dover morire presto per cui decise di rimanere
nubile e si accaparrò un colombario al cimitero che potrà
tuttavia occupare solamente dopo oltre ottant’anni di attesa. La
Margherita è stata comunque un personaggio caratteristico, considerato
in paese: ricca di estro proverbiale e in pieno possesso di un linguaggio
colto, incisivo ed esatto, nonostante la sua statura fisicamente minuscola
e smilza, sapeva tener testata alle lingue più biforcute della piazza
e mettere in imbarazzo le personalità dei professionisti che bazzicavano
nel suo negozio, tabaccheria annessa a un bar ristorante.
Sapeva far la vittima
furbescamente mentre spadroneggiava nella situazione quasi divertita suscitando
ilarità e compiacimento. Amava affermare: «Peccato che il
sesso debole venga confinato tra le spazzature alla prepotenza maschile!»
Intanto si destreggiava a scagliare frecciate in tutte le direzioni proteggendosi
dalla schermaglia di quanti ne accettavano la competizione. Nella Margherita
i fronzoli non riuscivano a offuscare il valore del sì e del no
col rischio di lasciare nel dubbio ciò che doveva apparire per certo.
Era un'artista impareggiabile nel saper stigmatizzare persone e falli del
suo tempo con vivissime immagini a modo di caricature e di acrobatiche
fustigazioni del malcostume togliendo la possibilità di qualsiasi
rivincita. Sarebbe morta sul rogo se le fosse capitato di vivere ai tempi
di Santa Giovanna d' Arco in cui si ravvisava volentieri affermando: «Meglio
finire sul rogo piuttosto che sopravvivere alle meschinità vergognose
di questi nostri tempi!”.
Nell'ultimo suo decennio
si lamentava di essere rimasta sola al mondo: «Dio non mi ha voluta
da giovane contrariamene a quanto aveva previsto, ma mi ha castigata in
quest'altra maniera più terribile!”.
Fortunatamente c'erano
a rompere la sua solitudine la cagnetta, bastarda trovatella, che l’accompagnava
fedelmente fuori casa per le spese, e una antica gatta che condividevano
insieme il soggiorno in quella deserta abitazione in cui potevano persino
prendersi il diletto di partorire indisturbate sul lettone della loro ineffabile
padroncina tra i soffici strapuntini ricoperti da preziosi pizzi finemente
lavorati.
Sorpresi un tardo
pomeriggio la Margherita in faccende a preparare la magra cena alle sue
ospiti d’onore. Stava infatti cocendo del fegato super frollato per la
gatta e della carne quasi decomposta per la cagnetta condendo il tutto
con un soliloquio ad alta voce: «Siete le mie creature tenerissime.
Ebbene: chiediamo al Signore la grazia di morire insieme...!”. Cane e gatta
pendevano estatici dal suo labbro come due affettuosi bambini dimostrando
di credere alle affermazioni lusinghiere della loro cara mammina. Avvenne
tuttavia diversamente, o meglio il Signore non esaudì quella preghiera,
perché un giorno la gatta esalò per vecchiaia l'ultimo respiro
sulle ginocchia della Margherita che non si rese neppure conto della morte
della sua compagna di sventura e pensandola addormentata andò a
riporla sul guanciale del letto.
La cagnetta seguì
a breve distanza la sorte dell’amica gatta ma senza il conforto di finire
i suoi giorni tra le braccia della dolce sua bambinaia. Per un eccessivo
slancio di affetto la cagnetta si era avventata addosso alla Margherita
che colta improvvisamente, cadde rompendosi il femore. L'infortunata finì
all'ospedale mentre la criminale bestiola venne soppressa da chi pensò
di castigare quel famigerato gesto di folle affetto di cui può essere
capace soltanto un cane. Dall'ospedale al ricovero il passaggio fu meno
laborioso del previsto. La sventurata si risvegliò un mattino
nel pio luogo, infame, come a suo detto, contrariamente a tutte le sue
aspettative. Conobbi appena da ultraottantenne la nostra protagonista ma
sempre comunque in tempo per misurare la statura e per fissarne qualche
ricordo.
Così si esprimeva
la Margherita
Usava definire le
autorità del paese: «Magnifici marescialli decorati a riposo!”.
- Definiva il parroco:
«Degnissima persona spaventapasseri che non conta più niente
quando le passere vi si sono assuefatte!”.
- Il sindaco per
la Margherita era: «Una personcina evanescente e inafferrabile come
la nebbia del Brembo!”.
- La perpetua: «È
il gallo di San Pietro costretto a cantare cento volte al giorno per le
bugie del parroco!”.
- «L'oste
onesto battezza il vino e quello disonesto battezza l'acqua!».
- «I confratelli
e le consorelle sono fratelli e sorelle che vanno d’accordo soltanto quando
fanno le mascherate!».
- «I funerali
sono un'occasione propizia per canonizzare le persone a buon prezzo!”.
- «Dio è
come un buon medico che non ti può più ascoltare senza spogliarti!
».
- «Dio ti
fa più festa con un cane che con mille persone!”.
- «Sono un
rottame ultranovantenne che nessuno vuol raccattare, neppure Dio!».
- «Sopra il
tetto mi protegge Dio, ma sotto mi devo arrangiare io!”.
- «Mi devo
affidare a un bastone che mi aiuta finchè io lo aiuto!”.
- «Un cane
è fedele al padrone più di quanto un cristiano sia fedele
al suo Dio!”.
- Il vescovo passa
senza curarsi della Margherita. Lei commenta: «È accecato
dallo Spirito Santo!».
- Dubitando della
sincerità del latte: “La lattaia è l’unica mucca che sa fare
il latte anche per quelle che non ne fanno!”.
- Definiva le suore
dell'asilo: «Sante madri trovatelle affidate ai figli di nessuno
che scambiano la faccia della gente per il culetto dei bambini!”.
- “Le suore di clausura
volano con lo Spirito Santo”.
- “I pidocchi abbandonano
i cadaveri perché sono parassiti di sangue caldo mentre i figli
e i nipoti sono ambivalenti!”.
- A proposito degli
acciacchi dell’età diceva a se stessa: “Taci, taci, Margherita,
perché il cielo non ti scopra dimenticata sul libro della vita!”.
- La segnaletica
stradale: “È una pubblica denuncia delle trasgressioni dei conducenti
che ciascuno vorrebbe far pagare agli altri!”.
- Circa la riforma
liturgica, dato che la Margherita si sentiva, come cristiana, chiamata
in causa come: «E’ un vile attentato alla serietà della nostra
santa religione coll’affossamento dell'arte sacra di due millenni!»
- Il segretario
comunale: “Presuntuoso azzeccagarbugli che applica con rigore le legge
agli altri riservando per sé e per i propri amici le eccezioni e
le deroghe!».
- Il municipio:
«La casa dei privilegiati di quelli che possono fare i conti nelle
tasche degli altri tenendo le mani nelle proprie tasche!»
- Il veterinario:
«È il professionista che mentre cura le bestie discredita
gli uomini!”.
- «Se i cani
mordono, hanno imparato dagli uomini» .
- «Se uno
non vuol morire di nessun'altra malattia, s’attacchi ai soldi!».
- «C'è
chi crede e chi non crede; ma si fa molto meno fatica a credere!»,
- Il ricovero: «È
l’asilo dei quasi trapassati!”.
Finita controvoglia
al ricovero, la superiora cerca di confortarla: «Guardi, Margherita,
che bisogna fare la volontà di Dio!». L'interessata replica:
«Se questa fosse la volontà di Dio, ben venga! Ma purtroppo
questa è la meschinità degli uomini!”. La Margherita sta
male. Mi reco a farle visita al ricovero. La solita superiora che mi accompagna,
osserva: «È già in precoma, incapace d'intendere e
di volere!». La paziente, di rimando: «Guardi un po', signor
prevosto, su quale attaccapanni andante è finito il sacro saio!».
E soggiunge: «Ero già sul ponte incerta se passare all'altra
sponda ovvero indietreggiare. Ma sotto queste spinte devo passare oltre!”.
A Zogno è
stata dimenticata molto presto la Margherita, forse perché è
stata scomoda per molti.
Tratto
dai Quaderni Brembani 2002
Centro
storico Culturale della Valle Brembana - www.culturabrembana.com
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